Blog di osservazione sociale e di analisi politica, a cura di "EPIMETEO" - COLLETTIVO DI STUDIO, OSSERVAZIONE SOCIALE E REDAZIONE per "Pensare la Rivoluzione Fuori Tempo Masssimo"

Saturday, January 27, 2007

E’ così che assistiamo al formarsi inesorabile di due “occidenti” (prossimamente sul PRIMO PIANO del n° 2 di Epimeteo)

(prossimamente sul PRIMO PIANO del n° 2 di Epimeteo)
Quando il mondo della comunicazione di massa ,che inevitabilmente trasmette e contamina anche i nostri linguaggi e le nostre facoltà di pensiero, si propone di discutere intorno al problema dell’immigrazione, ogni possibile soluzione espressa per bocca delle sinistre e di tutte le forze pseudo-progressiste appare confluire nella parola integrazione.
Nel momento in cui le “masse informi” di immigrati che inondano scomodamente le terre del nostro sviluppo, riescono ad assumere pienamente comportamenti, attitudini, tendenze tipiche dell’occidentale normalità ,esse rappresentano una risorsa economica di immenso valore, rappresentano la forza lavoro da poter opprimere e sottomettere alle più infami ed umilianti condizioni di vita ed esistenziali, che tra gli abitanti del nostro emisfero nessuno è più disposto ad accettare.E’ così che assistiamo al formarsi inesorabile di due “occidenti”. Quello degli occidentali, ricchi ed ostentati, ormai distrutti dalla loro stessa civiltà;e quello di chi sta arrivando e arriva per sopravvivere, lasciandosi indietro il deserto , e la penuria che è prima responsabilità della follia imperialista. Vittime del nostro consumo in patria, così come da esuli in terra straniera. Vittime martoriate dalle nostre “corporations”, dalle nostre multinazionali sconsiderate,dalla nostra economia carnivora, perché è nella loro fuga disperata, che non si ferma neanche davanti al palese timore della morte nei mari di Puglia o di Sicilia, che si manifesta il più chiaro esempio dell’ineguaglianza e dell’egoismo delle forze che governano il mondo.
La piaga dell’immigrazione sconcerta a destra così come a sinistra e non v’esiste alcun rimedio che non parta da una radicale sovversione della prospettiva di discussione, del linguaggio utilizzato, e delle strutture tradizionali a cui si è ancorati. Voler integrare significa voler mettere una piccola toppa, mossi da un moderatismo che non si addice ad una situazione che già da tempo ha superato i limiti della sostenibilità. Voler integrare significa voler immettere negli ingranaggi del nostro sistema coloro che fuggono dalle contraddizioni evidenti di questo stesso sistema. Significa voler trasformare un numero certamente ristretto di vittime in carnefici di altre vittime , e dare speranza a tutte le altre vittime di potersi fare un giorno non lontano anch’essi carnefici, e fare che questa vana speranza alimenti il silenzio e la quiescenza, che non sfoci mai in una ribellione che per forza e proporzioni sarebbe incontrollabile.
Per rendersi conto di quale follia perversa si celi dietro la magnanimità dell’integrazione etnica, basti pensare alla non lontana Inghilterra, dove si è innescato un sistema(divenuto modello di tutte le democrazie europee) per il quale è possibile per un immigrato accedere a qualunque livello del potere e economico e politico del paese, secondo una scelta naturalmente meritocratica. Il merito consiste in un’adesione perfetta al sistema, nella capacità di assorbirne le logiche per esserne pienamente “integrati”. Dunque ogni cittadino britannico ha “democraticamente”le stesse possibilità, e dunque nessuno tra gli immigrati oserà ribellarsi al sistema che potrebbe garantire il benessere da sempre desiderato. E’ inutile dire che pochissimi sono gli immigrati a cui sono spalancate le porte del falso successo, che la maggior parte di loro vive in condizioni precarie e senza diritti, accumulando rabbia e frustrazione che non si esprime in un contrasto nei confronti dell’ingiusta autorità, bensì in episodi di frequentissima violenza tra le diverse etnie presenti nel paese. La reazione quindi ha ben incanalato il dissenso mettendo una maschera al vero male scatenando una costante guerra civile tra vittima e vittima della stessa condizione.
Il quadro descritto è esasperato in Inghilterra soltanto perché il sistema dell’ integrazione è in atto da un tempo più lungo che negli altri paesi, ma questo non vuol dire che situazioni simili non si verifichino in tutta Europa.
Quando si guarda al mondo attraverso un’ottica rivoluzionaria non si può pensare all’integrazione dell’immigrato come soluzione. Quel che deve caratterizzare la nostra analisi deve essere un attento e profondo approccio con l’apparato culturale, antropologico, storico, che caratterizza ogni singola individualità che è costretta ad immigrare. Dobbiamo sapere interagire ed arricchire la nostra tradizione di elementi innovatori che possono portare positivo fermento culturale e di pensiero nella quiete di questo momento storico. Dobbiamo ammettere che le strutture del passato hanno fatto il loro tempo e vanno superate, che stati e nazioni non sono che il ricordo di ciò che nel ‘400 si affacciò come novità in Europa, e adesso sono state superate da una globalità che volenti o nolenti, è in atto e che và capita ed affrontata. Bisogna superare l’errore che spesso commette anche l’apparato intellettuale della nostra Europa, che è quello di considerare l’immigrato comunque sempre figlio d’un Dio minore, di una cultura mediocre, di una storia poco ricca a confronto con la grande tradizione occidentale. Questa è la stessa ottica che alimenta la volontà di identificare l’immigrato con una massa informe, senza pensare al fatto che in quella massa marciano individui singoli, ai quali è necessario guardare con apertura ed interesse, senza rigetti di nazionalismi, che sono morti in tempi storici ormai lontani. E’ per questo che ancora una volta è necessario saper leggere il NOSTRO TEMPO con gli strumenti che può fornirci una coscienza critica e rivoluzionaria.
Eleonora de Majo

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