I Nuovi Luoghi dell’Impegno: su INTERNET
La Partecipazione non è “morta” ma va oltre le frontiere tradizionali
I Nuovi Luoghi dell’Impegno:
su INTERNET
Il Movimento Politico e Culturale si riversa dalle Piazze cittadine a quelle telematiche
(prossimamente sul n° 2 di Epimeteo)
Sin dall’antichità greco romana, se non prima, e ancora in età medievale, per poi passare a quelle moderna ed arrivare nella contemporaneità, in particolar modo nell’Europa della Resistenza anti-nazifascismo, e poi nel contesto planetario dei Movimenti di Contestazione (giovanile, studentesca, operaia, femminista, per i diritti civili e le libertà individuali) degli anni 60-70 (con le due date simbolo del ’68 e del ’77), la “Piazza” (intesa come lo spazio pubblico e non solo come elemento urbanistico circolare) assume un ruolo fondamentale, per l’attività politica e di impegno civico. E’ il luogo materiale in cui la gente si riversa per dare il proprio contributo alla lotta, alla battaglia sociale, alla protesta, ma più in generale alla partecipazione civile estesa nella vita politica.
La volontà di interessarsi della “res publica”, non è stata mai comunque una prerogativa di massa, tuttavia, nei periodi storici appena citati, era molto più diffusa rispetto all’ultimo decennio in cui il disimpegno, l’arrivismo, e la chiusura nell’individualismo, hanno preso un netto sopravvento nell’ambito più generale di un sistema consumistico che pone, come unico interesse e fine dell’uomo, ciò che al massimo dovrebbe essere un mezzo, ovvero il bene materiale, l’accumulo di consumi.
La politica partitica tradizionale è, già da molto tempo, in totale empasse, o meglio in un catastrofico decadimento. Il livello teorico dei Partiti è oramai nullo con un dibattito politico-culturale che scarseggia, ma anche l’iniziativa pratica, per questi tipi di soggetti sociali, langue in una preoccupante crisi dell’attivismo e in una deriva affaristica dell’attività parlamentare e rappresentativa in genere.
Le nuove forme di partecipazione sociale, come quelle dell’Associazionismo, dei comitati civici, dei social forum e dei Movimenti, sono l’ultimo baluardo dell’impegno sociale, nonostante il fiore all’occhiello di queste nuove realtà, quale il “Movimento dei Movimenti”(new global, pacifista, libertario, equo-solidale), dopo il 2002, si sia rivelato solo un illusione, un barbaglio che si è risolto in un fuoco di paglia e in un lago di sangue (quello di Genova).
Il Movimentismo, inteso oggi non antiteticamente al sistema partitico ma spesso in sinergia con esso, tende a rimare comunque la forma più affascinante per quella fascia di donne e uomini che hanno una certa predisposizione all’impegno civile. Tuttavia, così come le sezioni di Partito non sono più piene come una volta, nelle Piazze, ovvero nei cortei e nelle manifestazioni più varie (così come nelle assemble, nei centri sociali e culturali, nelle sedi d’associazione, nei forum pubblici e negli happening), le persone, e soprattutto i giovani, sono presenti in maniera sempre meno consistente e sempre più di rado.
Questo “assenteismo pubblico”, questa Piazza anno dopo anno più vuota, tranne che in casi eccezionali e per fini molto specifici, fanno paventare un’inesistenza irreversibile di impegno e di promozione socio-politici per i nostri tempi.
La massa è arresa alla realtà vigente e non crede nella possibilità di cambiamento di ciò che palesemente non gli va bene, ma anche quelle vecchie file di avanguardia sociale si sono ritirate e non si sono più rigenerate?
Ci affacciamo dalle finestre e non si vedono striscioni, non si sentono cori.
Sembrerebbe che i Movimenti di idee e azione, tendano a fermarsi.
Tuttavia, prima di giungere a conclusioni così immediatamente “catastrofiche”, bisognerebbe guardare meglio e dovunque. Ci sarebbe bisogno di un’analisi che sappia guardare oltre i tradizionali spazi di socialità. In altre parole, prima di dichiarare morto il “Movimento” di gente che si confronta e battaglia dialetticamente sulla politica, sulla cultura, sulla società, bisogna valutare quelli che sono i nuovi luoghi di popolamento, quelle che possiamo definire le “Piazze Virtuali”. Potrebbe essere Internet, infatti, la nuova realtà in cui, oggigiorno, ci si organizza, si promuove, si diffonde e magari si lotta.
In effetti, basta un minimo sopralluogo per la rete telematica e si capisce come non si tratti solo di un posto di pedo-porno-grafomani e fanatici del “download”, ma come in essa si stia sviluppando un vero nuovo circuito di “Agorà”.
Nella Piazza Virtuale, oggi vanno a muoversi quelle realtà politiche e sociali che in passato si riversavano nella tradizionale Piazza Materiale (non diciamo reale perché poi anche la prima, sebbene telematica, resta di fatto tale).
Sono milioni i siti, i portali, le mailing-list, i volantini e le riviste multimediali, le newsletters, i blog, i forum telematici, che fanno promozione sociale, che alimentano il dibattito politico, che organizzano opposizioni dal basso e propongono democrazia partecipativa. Ci sono persino Associazioni, Organizzazioni No-Profit e Partiti, puramente telematici ovvero che hanno solo una sede virtuale.
Così, chiunque, gruppo o individuo, e da qualsiasi posizione ideale/ideologica, voglia “partecipare”, abbia intenzione di dare il proprio contributo alla lotta e alla promozione per la rinascita o il rinnovamento politico-culturale della società contemporanea, non può che puntare, magari in maniera prioritaria su questo nuovo contesto, su questi nuovi places.
La volontà di interessarsi della “res publica”, non è stata mai comunque una prerogativa di massa, tuttavia, nei periodi storici appena citati, era molto più diffusa rispetto all’ultimo decennio in cui il disimpegno, l’arrivismo, e la chiusura nell’individualismo, hanno preso un netto sopravvento nell’ambito più generale di un sistema consumistico che pone, come unico interesse e fine dell’uomo, ciò che al massimo dovrebbe essere un mezzo, ovvero il bene materiale, l’accumulo di consumi.
La politica partitica tradizionale è, già da molto tempo, in totale empasse, o meglio in un catastrofico decadimento. Il livello teorico dei Partiti è oramai nullo con un dibattito politico-culturale che scarseggia, ma anche l’iniziativa pratica, per questi tipi di soggetti sociali, langue in una preoccupante crisi dell’attivismo e in una deriva affaristica dell’attività parlamentare e rappresentativa in genere.
Le nuove forme di partecipazione sociale, come quelle dell’Associazionismo, dei comitati civici, dei social forum e dei Movimenti, sono l’ultimo baluardo dell’impegno sociale, nonostante il fiore all’occhiello di queste nuove realtà, quale il “Movimento dei Movimenti”(new global, pacifista, libertario, equo-solidale), dopo il 2002, si sia rivelato solo un illusione, un barbaglio che si è risolto in un fuoco di paglia e in un lago di sangue (quello di Genova).
Il Movimentismo, inteso oggi non antiteticamente al sistema partitico ma spesso in sinergia con esso, tende a rimare comunque la forma più affascinante per quella fascia di donne e uomini che hanno una certa predisposizione all’impegno civile. Tuttavia, così come le sezioni di Partito non sono più piene come una volta, nelle Piazze, ovvero nei cortei e nelle manifestazioni più varie (così come nelle assemble, nei centri sociali e culturali, nelle sedi d’associazione, nei forum pubblici e negli happening), le persone, e soprattutto i giovani, sono presenti in maniera sempre meno consistente e sempre più di rado.
Questo “assenteismo pubblico”, questa Piazza anno dopo anno più vuota, tranne che in casi eccezionali e per fini molto specifici, fanno paventare un’inesistenza irreversibile di impegno e di promozione socio-politici per i nostri tempi.
La massa è arresa alla realtà vigente e non crede nella possibilità di cambiamento di ciò che palesemente non gli va bene, ma anche quelle vecchie file di avanguardia sociale si sono ritirate e non si sono più rigenerate?
Ci affacciamo dalle finestre e non si vedono striscioni, non si sentono cori.
Sembrerebbe che i Movimenti di idee e azione, tendano a fermarsi.
Tuttavia, prima di giungere a conclusioni così immediatamente “catastrofiche”, bisognerebbe guardare meglio e dovunque. Ci sarebbe bisogno di un’analisi che sappia guardare oltre i tradizionali spazi di socialità. In altre parole, prima di dichiarare morto il “Movimento” di gente che si confronta e battaglia dialetticamente sulla politica, sulla cultura, sulla società, bisogna valutare quelli che sono i nuovi luoghi di popolamento, quelle che possiamo definire le “Piazze Virtuali”. Potrebbe essere Internet, infatti, la nuova realtà in cui, oggigiorno, ci si organizza, si promuove, si diffonde e magari si lotta.
In effetti, basta un minimo sopralluogo per la rete telematica e si capisce come non si tratti solo di un posto di pedo-porno-grafomani e fanatici del “download”, ma come in essa si stia sviluppando un vero nuovo circuito di “Agorà”.
Nella Piazza Virtuale, oggi vanno a muoversi quelle realtà politiche e sociali che in passato si riversavano nella tradizionale Piazza Materiale (non diciamo reale perché poi anche la prima, sebbene telematica, resta di fatto tale).
Sono milioni i siti, i portali, le mailing-list, i volantini e le riviste multimediali, le newsletters, i blog, i forum telematici, che fanno promozione sociale, che alimentano il dibattito politico, che organizzano opposizioni dal basso e propongono democrazia partecipativa. Ci sono persino Associazioni, Organizzazioni No-Profit e Partiti, puramente telematici ovvero che hanno solo una sede virtuale.
Così, chiunque, gruppo o individuo, e da qualsiasi posizione ideale/ideologica, voglia “partecipare”, abbia intenzione di dare il proprio contributo alla lotta e alla promozione per la rinascita o il rinnovamento politico-culturale della società contemporanea, non può che puntare, magari in maniera prioritaria su questo nuovo contesto, su questi nuovi places.
Leandro Sgueglia
www.epimeteo.info
www.epimeteo.info
Labels: impegno, internet, lotta sociale e civile, partecipazione
