PRIMO PIANO-l'Intellettuale: Intellettuale e Postmoderno (dal n° 1 di Epimeteo)
Il “pensiero debole” così come quello negativo introduce ad una nuova considerazione della cultura ed alla ricomposizione senza critica e senza verifica degli spezzoni ideologici innervati nella spontaneità dei bisogni intellettuali. In questo contesto anche il dibattito culturale si estingue .Già dalla seconda metà degli anni Ottanta vengono a mancare in Italia riviste culturali di discussione collettiva. La fine del dibattito culturale viene sostituito dal carattere effimero della notizia. Di conseguenza muore, quasi totalmente la critica militante ovvero quella critica che si struttura in rigide scuole di pensiero che molto spesso si contrappongono e “ fanno militanza” per far prevalere le loro posizioni. Gli anni Settanta sono gli anni in cui si assiste all’ organizzazione in senso industriale dell’ apparato culturale. C’ è una vera e propria trasformazione delle case editrici. Il libro diventa , così un prodotto, si assiste all’ inizio di un processo della mercificazione del sapere. Contestualmente assistiamo allo svilimento anche del ruolo dell’ intellettuale umanista ed universale, si sfalda la figure dell’ intellettuale legislatore , che propone un complesso di valori e un modello di società. A livello globale operando nell’ industria culturale si assiste ad una profonda trasformazione della cultura e dei gusti del pubblico. Grandi imperi culturali riorganizzano l’ industria dell’ Entrateinment. Ne discende che ad organizzare la cultura sono i grandi gruppi finanziari. Nel nostro paese, proprio in quegli anni , Pasolini asseriva che era in corso un vero e proprio GENOCIDIO CULTURALE. Il postmderno italiano è caratterizzato da questa tabula rasa di arte cultura e letteratura pur risentendo di quello internazionale ha avuto caratteri propri. Rispetto a paesi come la Gran Bretagna , la Francia gli Stati Uniti l’ Italia aveva tradizioni culturali e un costume civile molto più approssimativo,più posticcio e più precario. Il tessuto della memoria e del patto fra le generazioni ’è lacerato da noi più che in altri paesi, facendo affiorare una fitta trama di disimpegni , egoismi e interessi personali di atteggiamenti lucidi e di cinismi. La crisi dello stile e della profondità e dello spessore è servita come lasciapassare all’ appiattimento ed alla banalizzazione linguistica, all’ appiattimento delle tradizioni, alla rincorsa dei modelli proposti dal mercato. Non solo ne hanno risentito il clima ed il potere politico ma anche la stessa produzione letteraria nel campo delle discipline umanistiche. Si pensi a tal proposito alla mercificazione dei testi. Il libro ormai per l’ editore non deve essere più un’ “opera d’ arte” ma un prodotto che ha la sola finalità de essere venduto. Nasce la logica del best seller: più un libro fa vendere e guadagnare il proprio editore , più viene preso in considerazione da critici e giornalisti di riviste specializzate. Tale logica viene già avviata dal Gattopardo di Giuseppe Tommasi di Lampedusa negli anni Cinquanta ma se in quegli anni come negli anni Cinquanta e negli anni Sessanta intellettuali prestigiosi fanno da consulenti a case editrici nei decenni a venire seguono una logica esclusivamente economica che si disinteressa del conflitto delle poetiche e della qualità del testo. Già Montale si preoccupò per un’ arte ed una letteratura che, invece di obbedire a criteri etici ed estetici , dovevano assecondare criteri di ordine economico. Era il 1975 e stava iniziando appunto l’ era postmoderna. Montale è a Stoccolma per ritirare il Nobel per la letteratura e pronuncia un discorso pessimista sullo stato dell’ arte della letteratura e più in generale della cultura nella società di massa, dominata dallo spettacolo e dal consumismo: «Evidentemente le arti, tutte le arti visuali, stanno democratizzandosi nel senso peggiore della parola. L'arte è produzione di oggetti di consumo, da usarsi e da buttarsi via in attesa di un nuovo mondo nel quale l'uomo sia riuscito a liberarsi di tutto, anche della propria coscienza. L'esempio che ho portato potrebbe estendersi alla musica esclusivamente rumoristica e indifferenziata che si ascolta nei luoghi dove milioni di giovani si radunano per esorcizzare l'orrore della loro solitudine.» [dal sito http://nobelproze.org]
In questo breve segmento della relazione di Montale quando si parla di arti si parla soprattutto delle arti diffuse dai mezzi di comunicazione (cinema, televisione, musica leggera letteratura di consumo) , ma si parla anche di certi fenomeni di avanguardia informale e al destino dell’ arte colta. Alla domanda, posta più volte se in questo contesto è ancora possibile la poesia Montale risponde con una visione quasi apocalittica della società contemporanea e non si da una risposta definitiva al quesito posto: il pessimismo montaliano consiste nel constatare l’ imporsi di un nuovo contesto sociale dove gli individui sono robotizzati e coloro che vogliono fare cultura hanno margini di manovra sempre più limitati. Leggendo questo pare quasi che Montale sia stato lettore di Adorno che svolge un'analisi sociologica che è al tempo stesso un'aspra critica dei mezzi di comunicazione di massa: cinema, radio, pubblicità, televisione, rotocalchi e così via. L'idea che muove Adorno è che i mezzi di comunicazione di massa lasciano introiettare all'individuo il sistema esistente, e quindi i valori (o i disvalori dal punto di vista di Adorno) della società esistente. Al fondo di questa critica c'è un presupposto ben preciso (e che è largamente discutibile), e cioè che i mass-media non sono qualcosa di neutro, non sono meri contenitori che possono essere riempiti con i contenuti più vari. In realtà per Adorno i mezzi di comunicazione di massa sono essi stessi ideologia perché il loro compito precipuo è quello di diffondere un'immagine del mondo che sia accettabile da tutti, è quello di sviluppare linguaggi uniformi e standardizzati che vadano bene per tutti e che quindi inevitabilmente contribuiscono a un conformismo generale. I mezzi di comunicazione di massa tendono a integrare l'individuo nella società esistente: potremmo dire, con linguaggio tipico degli esponenti della scuola di Francoforte, che tendono a uniformare l'individuo al sistema di dominio esistente e con l’ individuo anche la cultura e la letteratura.
In questo breve segmento della relazione di Montale quando si parla di arti si parla soprattutto delle arti diffuse dai mezzi di comunicazione (cinema, televisione, musica leggera letteratura di consumo) , ma si parla anche di certi fenomeni di avanguardia informale e al destino dell’ arte colta. Alla domanda, posta più volte se in questo contesto è ancora possibile la poesia Montale risponde con una visione quasi apocalittica della società contemporanea e non si da una risposta definitiva al quesito posto: il pessimismo montaliano consiste nel constatare l’ imporsi di un nuovo contesto sociale dove gli individui sono robotizzati e coloro che vogliono fare cultura hanno margini di manovra sempre più limitati. Leggendo questo pare quasi che Montale sia stato lettore di Adorno che svolge un'analisi sociologica che è al tempo stesso un'aspra critica dei mezzi di comunicazione di massa: cinema, radio, pubblicità, televisione, rotocalchi e così via. L'idea che muove Adorno è che i mezzi di comunicazione di massa lasciano introiettare all'individuo il sistema esistente, e quindi i valori (o i disvalori dal punto di vista di Adorno) della società esistente. Al fondo di questa critica c'è un presupposto ben preciso (e che è largamente discutibile), e cioè che i mass-media non sono qualcosa di neutro, non sono meri contenitori che possono essere riempiti con i contenuti più vari. In realtà per Adorno i mezzi di comunicazione di massa sono essi stessi ideologia perché il loro compito precipuo è quello di diffondere un'immagine del mondo che sia accettabile da tutti, è quello di sviluppare linguaggi uniformi e standardizzati che vadano bene per tutti e che quindi inevitabilmente contribuiscono a un conformismo generale. I mezzi di comunicazione di massa tendono a integrare l'individuo nella società esistente: potremmo dire, con linguaggio tipico degli esponenti della scuola di Francoforte, che tendono a uniformare l'individuo al sistema di dominio esistente e con l’ individuo anche la cultura e la letteratura.
Pino Di Stefano

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