Eclissi: un punto di vista (dal n° 1 di Epimeteo)
L’uomo non è altro che l’insieme delle sue azioni
Hegel
Hegel
Per chi è nato a metà degli anni ’80 non è stata semplice l’impresa di capire dove stesse andando il mondo,cioè ovvero che idea farsi di questo. .
Le nuove canzoni nella loro leggerezza malinconica esprimevano l’autunno di qualcosa che però non s’era mai conosciuto davvero;appena in tempo a capire che le canzoni non dovessero necessariamente parlare d’amore,mai veramente nella condizione di ascoltarle.
Quando avevamo pochi anni si è visto il mondo festeggiare per la fine della storia,la caduta del muro di Berlino;così a scuola i primi anni le maestre ci raccontavano rassicurandoci che il comunismo era fallito per sempre, perché se ciascuno non lavora per sé non si affeziona a quello che fa e quindi non lo fa bene.
In questo strano dopo della storia cominciavano nuove guerre fra latitudini di spazi geografici irriconoscibili, deformati dalle immagini della televisione.
La guerra in Iraq nel ’91 ripresa in presa diretta spiazzava qualunque senso di infantile rassicurante distanza. “Mamma ma dov’è l’Iraq”; l’Iraq era lontano ma allo stesso tempo a casa nostra, eppure tra una pubblicità e l’altra del dentifricio.Non conoscendo davvero la guerra ci si chiedeva ingenuamente se si sarebbe ascoltato qualche eco dello scoppio delle bombe in Medio Oriente.Abbiamo visto le nostre madri fare le file ai supermarket per le provviste,senza capire perché.
Ma tutto andava bene,la politica andava meglio,dopo Mani Pulite,niente più proteste ed insieme i ritmi di Beautiful e delle telenovelas sudamericane scandivano gli scenari di pranzi e cene in cui ci si ritrovava per caso,nel silenzio familiare dell’ascolto ossequioso dell’ultimo sviluppo della puntata
Si è visto nascere studio Aperto con la guerra ma trasformarsi velocemente poi in un’agenzia di chiacchiera qualunquista; e abbiamo sentito parlare di cambiamento della politica proprio quando Berlusconi veniva eletto presidente del consiglio nel 1994,;partiti della sinistra involuti,ma feste in televisione nei primi talk show televisivi antesignani del nostro Porta a Porta;famiglie sfasciate eppure romanzi rosa in testa alla classifica e nuovi discorsi ;l’apertura di un’infinità di luoghi di presunta aggregazione giovanile, come le discoteche e l’aumento del tasso dei suicidi,dell’uso di eroina fra i giovani,della disperazione.
La storia era finita,non c’era alternativa eppure le nostre vacanze al mare in estate si accorciavano,il tempo per stare con gli altri diminuiva;la vita continuava a non essere granché:a lavorare si lavorava come prima,a scuola si doveva andare e poi quando si stava insieme con gli altri, per di più ci si confrontava sull’ultimo dei videogiochi o delle pubblicità creative o sugli ultimi film in TV,a seconda delle età.
Ci è stata fatta scoprire la sessualità attraverso la devastante esposizione televisiva ,eppure in classe non si poteva fare educazione sessuale perché i libretti di spiegazione del ministero con Lupo Alberto venivano immediatamente ritirati dal nuovo ministro Iervolino:immorale parlare di sessualità a scuola
Qualcosa insomma era finito eppure non si capiva cosa: certo lo si intuiva dal nuovo sguardo dei propri genitori, di quello degli altri adulti;in fondo la loro stessa giovinezza era finita insieme con l’immaginazione intera di una generazione che non lasciava un vero testimone.
Una partita se la si era giocata ed adesso ci si ritrovava con la lambada in televisione,l’invasione pubblicitaria,l’annientamento del senso della storia,la nuova chiusura nelle strette mura delle famiglie,il ritorno delle sette religiose,e..
.. e così dritto fino alla seconda metà dei novanta con un’elezione di un governo di sinistra; eppure nulla in fondo era cambiato,nel modo di vivere,di sentirsi parte della società.
Anzi, si entrava al liceo dove c’era all’ultimo anno ancora chi al suo primo anno aveva conosciuto l’ultima scintilla della pantera e si prendeva magari una certa boccata d’aria,ma poi anno dopo anno aumentavano le frasi su quelli del collettivo che in fondo sono dei perditempo;e la cosa tragica era che spesso erano anche vere,dato il declino della politica organizzata.
Con il governo di sinistra abbiamo avuto felicemente l’azienda e la pubblicità fino a dentro la scuola;ed intanto a Sanremo non si superavano le ammissioni se non si aveva una canzone con dentro più di cinque “amore mio” e “non ti lascerò mai”.
E’ stata data una bella spinta all’individualismo facendo leva come sempre sugli istinti più bassi della natura umana ;ed in tutto questo capitava di sentire di gente che si cominciava a fare esplodere un po’ in giro nel mondo,o a mettere gas sarin nelle metropolitane giapponesi,o al chiedersi perché ragazzi della nostra stessa età non trovassero nulla di meglio che buttare sassi dal cavalcavia nelle autostrade.
Nel frattempo la cultura andava a pezzi,una generazione intera di intellettuali finita alla fine degli anni ottanta,non sostituta..
ma cosa è che non si capiva?Non si capiva che questo veniva dopo di altro e prima di qualcos’altro,che insomma era un tunnel ma che proprio per questo ci si era entrati e non ci era da sempre.
L’avvento dei computer e dell’informatica ha intessuto nuovi immaginari;qualcuno l’ha chiamata morte dell’uomo; all’inizio si pensava di poter creare qualcosa in modo creativo al pc,cimentarsi sulla programmazione,utilizzare lo strumento per conoscere più cose,creare nuovi legami fra i giovani..
Si sosteneva che davanti ad un Ms Dos si poteva programmare con intelligenza e per farlo bisognava studiare un po’, ma poi s acquisiva una capacità; invece poi è successo che hanno fatto tutto loro,come al solito:Windows 3.1,3.11,95 98 etc, ed adesso non bisogna sapere niente per sapere usare un pc,come non bisogna sapere niente per andare in una chat,basta conoscere le lettere dell’alfabeto Il resto non è importante, il resto..non è importante insomma avere delle idee,avere qualcosa da condividere,questo non è importante l’essenziale è che se le piazze sono vuote non importa perché su msn trovi tutti,certo proprio tutti ed è anche più veloce
Anzi è oramai evidente che le piazze non servono a niente..
Utilizziamo al giorno d’oggi cose che neanche sappiamo bene cosa significano e comportano; e poi non fa niente se abbiamo passato infiniti anni del liceo a sbuffare sui banchi,perché tanto si sa che il sabato sera ci si divertiva ed abbiamo avuto tanti tantissimi modi per farlo,eppure chissà se ci siamo divertiti nell’insensatezza della disgregazione dei luoghi di ritrovo a parlare per parlare, a condividere l’uscita in quanto tale e a dover trovare una comitiva,una d’inverno un’altra d’estate così che si potesse passare dall’una all’altra a seconda dell’opportunità,come cambiare un gioco del Game Boy: un gioco da ragazzi,appunto
Come se poi nella solitudine delle camere con il rumore di fondo dello scorrere permanente della televisione avessimo avuto da coltivare il nostro Io ad incredibili progetti; ci hanno dato in mano determinati mezzi di comunicazione per farci vivere una vita di gretto inciucio e noi.. l’abbiamo esattamente fatto.Ci sarebbero da scrivere libri su quello che la gente si dice per ore davanti ad un computer in un instant messaging.Il nuovo ilare adattamento è proprio il marchio degli anni ottanta,ma lì ancora si lasciava percepire come transitorio,perché si veniva fuori da qualcosa d’altro.
Gli anni novanta no,invece no,erano semplicemente allegrissimi: ed è chiaro, data la moltiplicazione delle canzoni senza parole e senza musiche:solo rumori assordanti insieme con il perbenismo spogliarellista, insieme con il mostrarsi a tutti i costi dal livello sessuale a quello intellettuale o pseudo intellettuale. Questo insieme con l’avvenuta distruzione della scuola pubblica e l’ingresso trionfante della precarietà del lavoro.
Non bisogna scomodare Bateson per capire la valenza devastante dei doppi messaggi contraddittori da parte della società, per un giovane nato a metà anni ottanta.
Tutto va benissimo,e poi il mondo ti crolla addosso non appena ci si affaccia alla vita e non si capisce il perché.
La caratteristica di questa generazione è l’ambiguità di essere stati gli ultimi di un modo di vivere che andava tramontando e subito però anche i primi a sperimentare il nuovo.
Proprio perché non è sempre stato così,il cambiamento non è semplicemente quello delle cartucce della stampante, ma qualcosa di più intimo e allo stesso tempo più generale.
A sedici o diciassette anni c’è stata Genova,qualcosa è ricominciato a cambiare pure se lentamente nella percezione delle persone rispetto al mondo.
Il senso di una espropriazione originaria c’è , la percezione dell’insensatezza di questo presente a volte anche; non bisogna arrendersi,rivolgiamoci alla storia,ma anzitutto alla nostra,per capire come uscire dalla palude.
Le nuove canzoni nella loro leggerezza malinconica esprimevano l’autunno di qualcosa che però non s’era mai conosciuto davvero;appena in tempo a capire che le canzoni non dovessero necessariamente parlare d’amore,mai veramente nella condizione di ascoltarle.
Quando avevamo pochi anni si è visto il mondo festeggiare per la fine della storia,la caduta del muro di Berlino;così a scuola i primi anni le maestre ci raccontavano rassicurandoci che il comunismo era fallito per sempre, perché se ciascuno non lavora per sé non si affeziona a quello che fa e quindi non lo fa bene.
In questo strano dopo della storia cominciavano nuove guerre fra latitudini di spazi geografici irriconoscibili, deformati dalle immagini della televisione.
La guerra in Iraq nel ’91 ripresa in presa diretta spiazzava qualunque senso di infantile rassicurante distanza. “Mamma ma dov’è l’Iraq”; l’Iraq era lontano ma allo stesso tempo a casa nostra, eppure tra una pubblicità e l’altra del dentifricio.Non conoscendo davvero la guerra ci si chiedeva ingenuamente se si sarebbe ascoltato qualche eco dello scoppio delle bombe in Medio Oriente.Abbiamo visto le nostre madri fare le file ai supermarket per le provviste,senza capire perché.
Ma tutto andava bene,la politica andava meglio,dopo Mani Pulite,niente più proteste ed insieme i ritmi di Beautiful e delle telenovelas sudamericane scandivano gli scenari di pranzi e cene in cui ci si ritrovava per caso,nel silenzio familiare dell’ascolto ossequioso dell’ultimo sviluppo della puntata
Si è visto nascere studio Aperto con la guerra ma trasformarsi velocemente poi in un’agenzia di chiacchiera qualunquista; e abbiamo sentito parlare di cambiamento della politica proprio quando Berlusconi veniva eletto presidente del consiglio nel 1994,;partiti della sinistra involuti,ma feste in televisione nei primi talk show televisivi antesignani del nostro Porta a Porta;famiglie sfasciate eppure romanzi rosa in testa alla classifica e nuovi discorsi ;l’apertura di un’infinità di luoghi di presunta aggregazione giovanile, come le discoteche e l’aumento del tasso dei suicidi,dell’uso di eroina fra i giovani,della disperazione.
La storia era finita,non c’era alternativa eppure le nostre vacanze al mare in estate si accorciavano,il tempo per stare con gli altri diminuiva;la vita continuava a non essere granché:a lavorare si lavorava come prima,a scuola si doveva andare e poi quando si stava insieme con gli altri, per di più ci si confrontava sull’ultimo dei videogiochi o delle pubblicità creative o sugli ultimi film in TV,a seconda delle età.
Ci è stata fatta scoprire la sessualità attraverso la devastante esposizione televisiva ,eppure in classe non si poteva fare educazione sessuale perché i libretti di spiegazione del ministero con Lupo Alberto venivano immediatamente ritirati dal nuovo ministro Iervolino:immorale parlare di sessualità a scuola
Qualcosa insomma era finito eppure non si capiva cosa: certo lo si intuiva dal nuovo sguardo dei propri genitori, di quello degli altri adulti;in fondo la loro stessa giovinezza era finita insieme con l’immaginazione intera di una generazione che non lasciava un vero testimone.
Una partita se la si era giocata ed adesso ci si ritrovava con la lambada in televisione,l’invasione pubblicitaria,l’annientamento del senso della storia,la nuova chiusura nelle strette mura delle famiglie,il ritorno delle sette religiose,e..
.. e così dritto fino alla seconda metà dei novanta con un’elezione di un governo di sinistra; eppure nulla in fondo era cambiato,nel modo di vivere,di sentirsi parte della società.
Anzi, si entrava al liceo dove c’era all’ultimo anno ancora chi al suo primo anno aveva conosciuto l’ultima scintilla della pantera e si prendeva magari una certa boccata d’aria,ma poi anno dopo anno aumentavano le frasi su quelli del collettivo che in fondo sono dei perditempo;e la cosa tragica era che spesso erano anche vere,dato il declino della politica organizzata.
Con il governo di sinistra abbiamo avuto felicemente l’azienda e la pubblicità fino a dentro la scuola;ed intanto a Sanremo non si superavano le ammissioni se non si aveva una canzone con dentro più di cinque “amore mio” e “non ti lascerò mai”.
E’ stata data una bella spinta all’individualismo facendo leva come sempre sugli istinti più bassi della natura umana ;ed in tutto questo capitava di sentire di gente che si cominciava a fare esplodere un po’ in giro nel mondo,o a mettere gas sarin nelle metropolitane giapponesi,o al chiedersi perché ragazzi della nostra stessa età non trovassero nulla di meglio che buttare sassi dal cavalcavia nelle autostrade.
Nel frattempo la cultura andava a pezzi,una generazione intera di intellettuali finita alla fine degli anni ottanta,non sostituta..
ma cosa è che non si capiva?Non si capiva che questo veniva dopo di altro e prima di qualcos’altro,che insomma era un tunnel ma che proprio per questo ci si era entrati e non ci era da sempre.
L’avvento dei computer e dell’informatica ha intessuto nuovi immaginari;qualcuno l’ha chiamata morte dell’uomo; all’inizio si pensava di poter creare qualcosa in modo creativo al pc,cimentarsi sulla programmazione,utilizzare lo strumento per conoscere più cose,creare nuovi legami fra i giovani..
Si sosteneva che davanti ad un Ms Dos si poteva programmare con intelligenza e per farlo bisognava studiare un po’, ma poi s acquisiva una capacità; invece poi è successo che hanno fatto tutto loro,come al solito:Windows 3.1,3.11,95 98 etc, ed adesso non bisogna sapere niente per sapere usare un pc,come non bisogna sapere niente per andare in una chat,basta conoscere le lettere dell’alfabeto Il resto non è importante, il resto..non è importante insomma avere delle idee,avere qualcosa da condividere,questo non è importante l’essenziale è che se le piazze sono vuote non importa perché su msn trovi tutti,certo proprio tutti ed è anche più veloce
Anzi è oramai evidente che le piazze non servono a niente..
Utilizziamo al giorno d’oggi cose che neanche sappiamo bene cosa significano e comportano; e poi non fa niente se abbiamo passato infiniti anni del liceo a sbuffare sui banchi,perché tanto si sa che il sabato sera ci si divertiva ed abbiamo avuto tanti tantissimi modi per farlo,eppure chissà se ci siamo divertiti nell’insensatezza della disgregazione dei luoghi di ritrovo a parlare per parlare, a condividere l’uscita in quanto tale e a dover trovare una comitiva,una d’inverno un’altra d’estate così che si potesse passare dall’una all’altra a seconda dell’opportunità,come cambiare un gioco del Game Boy: un gioco da ragazzi,appunto
Come se poi nella solitudine delle camere con il rumore di fondo dello scorrere permanente della televisione avessimo avuto da coltivare il nostro Io ad incredibili progetti; ci hanno dato in mano determinati mezzi di comunicazione per farci vivere una vita di gretto inciucio e noi.. l’abbiamo esattamente fatto.Ci sarebbero da scrivere libri su quello che la gente si dice per ore davanti ad un computer in un instant messaging.Il nuovo ilare adattamento è proprio il marchio degli anni ottanta,ma lì ancora si lasciava percepire come transitorio,perché si veniva fuori da qualcosa d’altro.
Gli anni novanta no,invece no,erano semplicemente allegrissimi: ed è chiaro, data la moltiplicazione delle canzoni senza parole e senza musiche:solo rumori assordanti insieme con il perbenismo spogliarellista, insieme con il mostrarsi a tutti i costi dal livello sessuale a quello intellettuale o pseudo intellettuale. Questo insieme con l’avvenuta distruzione della scuola pubblica e l’ingresso trionfante della precarietà del lavoro.
Non bisogna scomodare Bateson per capire la valenza devastante dei doppi messaggi contraddittori da parte della società, per un giovane nato a metà anni ottanta.
Tutto va benissimo,e poi il mondo ti crolla addosso non appena ci si affaccia alla vita e non si capisce il perché.
La caratteristica di questa generazione è l’ambiguità di essere stati gli ultimi di un modo di vivere che andava tramontando e subito però anche i primi a sperimentare il nuovo.
Proprio perché non è sempre stato così,il cambiamento non è semplicemente quello delle cartucce della stampante, ma qualcosa di più intimo e allo stesso tempo più generale.
A sedici o diciassette anni c’è stata Genova,qualcosa è ricominciato a cambiare pure se lentamente nella percezione delle persone rispetto al mondo.
Il senso di una espropriazione originaria c’è , la percezione dell’insensatezza di questo presente a volte anche; non bisogna arrendersi,rivolgiamoci alla storia,ma anzitutto alla nostra,per capire come uscire dalla palude.
Giulio Trapanese

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