Il Partito (dal n° 0 di Epimeteo)

Al giorno d’oggi la crisi generale della società è evidente in quella dei partiti e ancora di più in quella della politica tutta;in quest’articolo si critica in particolare lo stato attuale in cui versano i partiti della sinistra nella situazione italiana attuale.
Ebbene, rispetto a questo si vede che questi partiti sono sempre più risucchiati nelle pratiche d’amministrazione spicciola piuttosto che nell’organizzazione autentica della partecipazione dei soggetti,che il loro dibattito non riguarda il cambiamento ma la gestione del presente;alla promozione di cultura politica si preferisce invece una prassi d’assistenzialismo verso gli individui.
Così l’esproprio della politica attraversa pienamente la direzione e il corpo di questi partiti.
La politica quindi viene a livello dei più costretta progressivamente a confronto sterile di opinioni e viene promossa invece al livello di chi la gestisce a gioco di potere e spesso di corruzione.
I circoli e le unità di base sono spesso astratti dal loro territorio,svuotati di discussione da parte degli stessi attivisti,ridotti a comitati elettorali; la dimensione della politica perde colpi rispetto al personalismo,alla burocrazia tradotta nel potere nelle mani di pochi.Si può dire insomma che il capitalismo lega a sé nella sua degradazione attuale queste formazioni politiche,le quali in ultima analisi non riescono a contrapporre alcunché al modello dominante .
La storia ci sorpassa come individui singoli in particolare poiché la nostra volontà difficilmente riesce ad intervenire realmente nel presente;il corso della Rivoluzione francese ha dimostrato come non sia possibile calare semplicemente dall’alto sulla storia generosi propositi di cambiamento; è necessario anzitutto comprendere il presente e cioè comprendere le effettive possibilità di intervenire. Un partito politico intende essere una direzione; ed una direzione dal momento che intende guidare un processo di cambiamento politico richiede da parte sua una teoria.
Nella storia contemporanea il grande tentativo di fare d’una teoria arma politica d’un partito è stato rappresentato dal marxismo.
Capire la storia del Novecento significa in molta parte fare i conti con il destino internazionale dei partiti comunisti e del pensiero sviluppatosi all’interno o all’esterno di essi,ma comunque in continuità con l’ispirazione di Marx .
La crisi attuale della politica organizzata a sinistra(ma in verità non solo) è in fondo tutta dentro a questo tipo di contraddizioni : le contraddizioni nell’applicare anche astrattamente un modello,rinunciando alla comprensione dell’effettiva situazione storica e sociale della circostanza concreta..
Nelle parole dello stesso Marx “I comunisti non pongono principi speciali sui quali vogliano modellare il movimento proletario”:cioè non cadiamo nell’errore d’imporre forzosamente alla realtà effettiva una nostra teoria,che pure se pregevole corre sempre il rischio, a fronte del movimento della storia, d’essere astratta.
Non esiste una teoria politica buona per tutte le stagioni; qualunque condizione storica è sempre una condizione particolare: cioè la storia non si riproduce mai alla stessa maniera.
Il fenomeno del socialismo reale e dello stalinismo complessivamente nel ventesimo secolo è in verità ancora troppo poco pensato; rispetto al partito elementi della storia del secolo scorso che caratterizzano silenziosamente ancora la nostra attualità sono l’assenza di un’autentica democrazia interna a favore del centralismo di gestione dell’organizzazione,la chiusura nei confronti di apporti di nuovi contributi teorici e culturali,l’emergere della figura del militante come oscillante tra l’eroe popolare e il freddo burocrate ed in possesso in ogni caso d’una verità quasi astorica da confidare alla parte sana dell’umanità.
In questo contesto anche culturale il pensiero critico è schiacciato dall’ideologia dominante nelle sue diverse forme;nel Novecento almeno rispetto al modello dominante s’ergeva una contrapposizione importante rispetto alla visione del mondo; mentre al giorno d’oggi stiamo rinunciando completamente a capire quello che sta avvenendo.
Una teoria politica ha bisogno d’una filosofia e di un metodo e per questo non deve rinunciare a criticare realmente il proprio presente per quello che è e non per quello che i nostri riferimenti del passato magari avevano previsto che fosse.
Il ruolo delle idee nel discorso sul partito è particolarmente importante,perché in fondo sono queste la vera continuità della storia; un’avanguardia politica che contesta radicalmente la società in cui opera ha il compito di mantenere un atteggiamento onesto nei confronti della storia e delle proprie possibilità; non si possono scegliere spezzoni del passato favorevoli semplicemente per dimostrare d’essere nel giusto.
Viviamo in un momento in cui appunto i partiti e le organizzazioni che si pongono dalla parte della contestazione di questo modello dominante navigano a vista,senza vera coscienza di dove si stia andando ma soprattutto senza coscienza del proprio ruolo da un punto di vista storico più ampio.
Il restringimento evidente degli spazi della partecipazione,la crisi del confronto delle idee,lo svuotamento dei partiti come luoghi d’organizzazione e di formazione dei giovani in cerca di spiegazioni e attività politica, lascia sfuggire lo stesso ancora attualissimo significato del concetto di egemonia politica;s’intende l’egemonia all’interno dello scenario ampio della società:dal contrasto dell’educazione repressiva nelle famiglie, dai luoghi di formazione dei giovani, nelle scuole e nelle università,nei partiti rispetto al tradizionalismo e alla corruzione,nei diversi luoghi di aggregazione sociale e soprattutto nei luoghi di lavoro dove oltre alla rivendicazione e alla contrattazione economica c’è bisogno di riappropriarsi del diritto ad un lavoro che rientri nell’aspirazione della vita individuale e che questa non sia risucchiata ed alienata completamente nella ricerca della sopravvivenza materiale.
Così se i partiti radicali della sinistra rischiano di scambiare quotidianamente nella loro prassi politica il libertinismo per la libertà,il populismo per la democrazia e l’omologazione per l’uguaglianza,questo significa che l’adeguamento dei contestatori all’ordine vigente è quasi del tutto completato.
Ed è per questo che al giorno d’oggi essere rivoluzionari comporta anzitutto essere autenticamente disposti a pensare il proprio presente.
Ebbene, rispetto a questo si vede che questi partiti sono sempre più risucchiati nelle pratiche d’amministrazione spicciola piuttosto che nell’organizzazione autentica della partecipazione dei soggetti,che il loro dibattito non riguarda il cambiamento ma la gestione del presente;alla promozione di cultura politica si preferisce invece una prassi d’assistenzialismo verso gli individui.
Così l’esproprio della politica attraversa pienamente la direzione e il corpo di questi partiti.
La politica quindi viene a livello dei più costretta progressivamente a confronto sterile di opinioni e viene promossa invece al livello di chi la gestisce a gioco di potere e spesso di corruzione.
I circoli e le unità di base sono spesso astratti dal loro territorio,svuotati di discussione da parte degli stessi attivisti,ridotti a comitati elettorali; la dimensione della politica perde colpi rispetto al personalismo,alla burocrazia tradotta nel potere nelle mani di pochi.Si può dire insomma che il capitalismo lega a sé nella sua degradazione attuale queste formazioni politiche,le quali in ultima analisi non riescono a contrapporre alcunché al modello dominante .
La storia ci sorpassa come individui singoli in particolare poiché la nostra volontà difficilmente riesce ad intervenire realmente nel presente;il corso della Rivoluzione francese ha dimostrato come non sia possibile calare semplicemente dall’alto sulla storia generosi propositi di cambiamento; è necessario anzitutto comprendere il presente e cioè comprendere le effettive possibilità di intervenire. Un partito politico intende essere una direzione; ed una direzione dal momento che intende guidare un processo di cambiamento politico richiede da parte sua una teoria.
Nella storia contemporanea il grande tentativo di fare d’una teoria arma politica d’un partito è stato rappresentato dal marxismo.
Capire la storia del Novecento significa in molta parte fare i conti con il destino internazionale dei partiti comunisti e del pensiero sviluppatosi all’interno o all’esterno di essi,ma comunque in continuità con l’ispirazione di Marx .
La crisi attuale della politica organizzata a sinistra(ma in verità non solo) è in fondo tutta dentro a questo tipo di contraddizioni : le contraddizioni nell’applicare anche astrattamente un modello,rinunciando alla comprensione dell’effettiva situazione storica e sociale della circostanza concreta..
Nelle parole dello stesso Marx “I comunisti non pongono principi speciali sui quali vogliano modellare il movimento proletario”:cioè non cadiamo nell’errore d’imporre forzosamente alla realtà effettiva una nostra teoria,che pure se pregevole corre sempre il rischio, a fronte del movimento della storia, d’essere astratta.
Non esiste una teoria politica buona per tutte le stagioni; qualunque condizione storica è sempre una condizione particolare: cioè la storia non si riproduce mai alla stessa maniera.
Il fenomeno del socialismo reale e dello stalinismo complessivamente nel ventesimo secolo è in verità ancora troppo poco pensato; rispetto al partito elementi della storia del secolo scorso che caratterizzano silenziosamente ancora la nostra attualità sono l’assenza di un’autentica democrazia interna a favore del centralismo di gestione dell’organizzazione,la chiusura nei confronti di apporti di nuovi contributi teorici e culturali,l’emergere della figura del militante come oscillante tra l’eroe popolare e il freddo burocrate ed in possesso in ogni caso d’una verità quasi astorica da confidare alla parte sana dell’umanità.
In questo contesto anche culturale il pensiero critico è schiacciato dall’ideologia dominante nelle sue diverse forme;nel Novecento almeno rispetto al modello dominante s’ergeva una contrapposizione importante rispetto alla visione del mondo; mentre al giorno d’oggi stiamo rinunciando completamente a capire quello che sta avvenendo.
Una teoria politica ha bisogno d’una filosofia e di un metodo e per questo non deve rinunciare a criticare realmente il proprio presente per quello che è e non per quello che i nostri riferimenti del passato magari avevano previsto che fosse.
Il ruolo delle idee nel discorso sul partito è particolarmente importante,perché in fondo sono queste la vera continuità della storia; un’avanguardia politica che contesta radicalmente la società in cui opera ha il compito di mantenere un atteggiamento onesto nei confronti della storia e delle proprie possibilità; non si possono scegliere spezzoni del passato favorevoli semplicemente per dimostrare d’essere nel giusto.
Viviamo in un momento in cui appunto i partiti e le organizzazioni che si pongono dalla parte della contestazione di questo modello dominante navigano a vista,senza vera coscienza di dove si stia andando ma soprattutto senza coscienza del proprio ruolo da un punto di vista storico più ampio.
Il restringimento evidente degli spazi della partecipazione,la crisi del confronto delle idee,lo svuotamento dei partiti come luoghi d’organizzazione e di formazione dei giovani in cerca di spiegazioni e attività politica, lascia sfuggire lo stesso ancora attualissimo significato del concetto di egemonia politica;s’intende l’egemonia all’interno dello scenario ampio della società:dal contrasto dell’educazione repressiva nelle famiglie, dai luoghi di formazione dei giovani, nelle scuole e nelle università,nei partiti rispetto al tradizionalismo e alla corruzione,nei diversi luoghi di aggregazione sociale e soprattutto nei luoghi di lavoro dove oltre alla rivendicazione e alla contrattazione economica c’è bisogno di riappropriarsi del diritto ad un lavoro che rientri nell’aspirazione della vita individuale e che questa non sia risucchiata ed alienata completamente nella ricerca della sopravvivenza materiale.
Così se i partiti radicali della sinistra rischiano di scambiare quotidianamente nella loro prassi politica il libertinismo per la libertà,il populismo per la democrazia e l’omologazione per l’uguaglianza,questo significa che l’adeguamento dei contestatori all’ordine vigente è quasi del tutto completato.
Ed è per questo che al giorno d’oggi essere rivoluzionari comporta anzitutto essere autenticamente disposti a pensare il proprio presente.


